Teologhe oggi, opere
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Parliamo di sesso

Per suor Marie-Paul Ross è tempo che nella Chiesa si parli di eros, riconoscendolo come dono di Dio e alzando quel velo di omertà che nell'ambito ecclesiale favorisce da secoli il perpetrarsi di devianze e infelicità. Contro il parere dei suoi superiori, dei vescovi e persino del mondo accademico, suor Marie è riuscita a conseguire un dottorato in sessuologia clinica, grazie anche a una speciale licenza ricevuta da Giovanni Paolo II. Oggi si batte per demolire il tabù per cui i religiosi non dovrebbero occuparsi di certi temi. Le sue idee su coppia, contraccezione, aborto, omosessualità, celibato sono in dissonanza con i canoni della gerarchia. Solo il consenso ricevuto nelle conferenze che tiene in tutto il mondo e la gratitudine di tanti pazienti, che hanno potuto beneficiare del centro di terapia sessuale che dirige, l'hanno convinta a non demordere nella battaglia. Ai tanti che la incontrano è solita ripetere: «In materia di sessualità ed eros c'è una chiusura patologica che impedisce alla Chiesa di crescere». In questo libro - bestseller internazionale - riassume con piglio deciso la sua filosofia, le sue teorie rivoluzionarie e i risultati di oltre vent'anni di ricerche sul campo.

Suor Marie-Paul Ross

Religiosa e sessuologa. Per ottenere questo doppio statuto ha dovuto lottare parecchio. Nata nel 1947 in Canada, a 17 anni entra nella congregazione delle "Missionarie dell'Immacolata Concezione". Per undici anni, fino ai voti perpetui, studia teologia e prende il diploma da infermiera. Poi parte per la Bolivia. Nei bassifondi e nel cuore della foresta amazzonica entra in contatto con una povertà intollerabile, resa ancora più grave dall'ignoranza in materia sessuale: bambine abusate, aborti clandestini, incesti, donne violentate dai mariti. Scopre inoltre che l'ottanta per cento dei preti e delle suore che vive in America Latina ha relazioni sessuali segrete o pedofile. Decide di diventare sessuologa affrontando le opposizioni della congregazione religiosa, degli ecclesiastici e del mondo universitario. Solo Giovanni Paolo II, che incontrerà nel 1995, la sostiene e la incoraggia a proseguire il lavoro. Dopo il dottorato in sessuologia clinica apre in Canada un centro terapeutico per i disturbi della sessualità. Gira il mondo per tenere conferenze e in questo libro racconta per la prima volta la sua coraggiosa avventura.


Potente

Il primo atto mistico politico 

è imparare a scrivere. 

(da Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica, La meridiana, Molfetta 2008, p. 50)

Antonietta Potente (Loano, 31 agosto 1958) è una teologa e religiosa italiana. 

Fa parte della congregazione dell'Unione delle Suore Domenicane di San Tommaso d'Aquino.

Ha conseguito il dottorato in teologia morale presso la Pontificia Università di San Tommaso D'Aquino in Roma con una tesi intitolata: La Diakonia: cooperazione della storia alla riconciliazione compiuta da Dio Trinità. È stata assistente di cattedra di padre Dalmazio Mongillo. Ha insegnato teologia morale a Roma presso l'Angelicum, e a Firenze presso la Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.

Dal 1994 vive in Bolivia, dapprima a Santa Cruz de la Sierra, poi a Cochabamba. 

Sperimenta una nuova forma di vita comunitaria abitando insieme a dei campesinos di etnia Aymara. Partecipa attivamente al processo di cambiamento socio-politico e costituente che sta avvenendo in Bolivia con il presidente Evo Morales.

Dal 2000 al 2004 è stata membro della commissione teologica della Conferenza latinoamericana dei religiosi (Clar). Attualmente insegna teologia presso l'Università cattolica di Cochabamba e collabora con l'Istituto ecumenico di teologia andina di La Paz.

La sua riflessione teologica la pone tra le teologhe più fertili e creative all'interno del panorama italiano e sudamericano. La sua opera si sviluppa a partire da un ripensamento della vita religiosa alle luce di una spiritualità ancorata al presente che unisce mistica e politica. Il suo pensiero, inoltre, si sviluppa verso un ripensamento del fare teologia a partire dalla riflessione ecologica e di genere.

Attualmente è stata invitata a far parte del gruppo di analisi e riflessione sul nuovo testo costituzionale del popolo boliviano, in vista del prossimo referendum, insieme ad altri intellettuali, rappresentanti dei movimenti sociali e membri della stessa Assemblea Costituente che appoggiano il processo di cambiamento del governo del presidente Evo Morales Ayma.

Opere di Antonietta Potente

  • La Diakonia: cooperazione della storia alla riconciliazione compiutà da Dio Trinità, Caffaro-Rore, Torino 1990.
  • Osare un tempo nuovo, Antarem, Roma 1995.
  • La resistenza dei deboli. Una lettura del Cantico dei Cantici, Antarem, Roma 1995.
  • Raccogliere i frammenti. Dalla teologia missionaria alla teologia contestuale, Antarem, Roma 1996.
  • Un tessuto di mille colori. Differenze di genere, di cultura, di religione,Icone, Roma 2000.
  • Sapienza quotidiana. Una lettura del Qoèlet dal sud del mondo, Icone, Roma 2000.
  • Gli amici e le amiche di Dio. Benedetto, Francesco, Domenico e le donne che hanno condiviso la loro ispirazione, Icone ADV, Roma 2000.
  • La religiosità della vita. Una proposta alternativa per abitare la storia, Icone, Roma 2003.
  • Molta gioia. La spiritualità domenicana come stile di vita quotidiana, Icone, Roma 2005.
  • Semplicemente vivere, Fraternità di Romena, Romena.
  • La fede. Semplicemente appoggiarsi alla profondità della vita, Icone, Roma 2006.
  • con Giselle Gomez, Non è tempo di trattare con Dio di affari di poco conto, Fraternità di Romena, Romena 2006.
  • con Giselle Gomez, Caterina e Teresa. Passione e sapienza nella mistica delle donne, Icone, Roma 2006.
  • Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica, La meridiana, Molfetta 2008.


  • Il sottile filo che sostiene il mondo, Fraternità di Romena, Romena 2008.
  • Un bene fragile. Riflessioni sull'etica, Mondadori, Milano 2011.
  • Umano più umano. Appunti sul nostro vivere quotidiano, Edizioni Piagge, Firenze, 2013.

Esortazione apostolica «Amoris laetitia» 

Guida alla lettura curata da Serena Noceti

La chiesa di papa Francesco è sempre più convintamente impegnata ad approfondire - e in certa misura a riscoprire - la sua vocazione di "fontana del villaggio", posta dal Signore per essere suo segno e strumento fra gli uomini. Questo cammino è segnato ora da una tappa importante: la recente pubblicazione dell'Esortazione apostolica «Amoris laetitia».

Serena Noceti, nata il 25 maggio 1966 a Firenze, ha conseguito il dottorato in teologia presso la Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, con una tesi sull'ecclesiologia di W. Pannenberg. E' docente di teologia sistematica presso la Facoltà teologica dell'Italia centrale, lo Studio teologico interdiocesano di Camaiore (Lucca), l'Istituto Superiore di Scienze Religiose "I. Galantini" di Firenze. Lavora, come responsabile della catechesi degli adulti, presso l'Ufficio Catechistico della diocesi di Firenze. Fa parte dal 2003 del Consiglio di Presidenza dell'Associazione Teologica Italiana.  


Maestro e discepole

Dice l'autrice, Cristiana Santambrogio: 

Maestro e discepole. Passi nel vangelo di Luca sono letture scelte per accompagnare l'anno liturgico C. 

A partire dalle discepole, dal mio essere donna, dal dialogo con altre donne - esegete e teologhe o lavoratrici della terra, del sociale, del quotidiano - ho operato una scelta parziale consapevole. 

"Maestro e discepole" non esprime un criterio esclusivo. Non esistono pericopi al femminile o femministe e altre no. Tutto è più sottile. Alcuni testi commentatissimi sono stati lasciati, altri scomodi sono stati presi. Le radici sono monastiche, i frutti laici. La novità resiliente del vangelo - e delle donne - fa da filo rosso.

Cristiana Santambrogio (1964) è traduttrice non solo per professione. Un bilinguismo più radicale accomuna molte donne. E la passione di far circolare significato fra mondi diversi, come Parola e quotidiano. Da anni di vita monastica francescana ha ricevuto il gusto del vangelo che oggi approfondisce vivendo e lavorando a contatto con la terra e la sua gente, tra le vigne del Basso Vicentino. 


Le donne 

nel 

Nuovo Testamento

Perché nessun libro del Nuovo Testamento è stato scritto da una donna? Perché il ruolo delle donne è rimasto statico nella struttura gerarchica della Chiesa cattolica? Perché poi nella storia della Chiesa sono sempre state messe a tacere? E perché Maria Maddalena, che ha visto Gesù risorto prima degli apostoli, non è considerata un apostolo?
Oggi più che mai, dopo secoli di dimenticanza, il ruolo della donna nella comunità cristiana è posto al centro delle questioni aperte e urgenti che la Chiesa cattolica ha di fronte a sé. Conoscere gli scritti del Nuovo Testamento e cosa dicono sulle donne è essenziale, soprattutto per gli uomini, i ministri, i padri di famiglia.
Questo libro, attraverso 100 semplici e dirette domande che prendono spunto da episodi biblici concreti, vuole essere un aiuto in tal senso. Alla fine, non sarà poi così strano affermare che forse un'originalissima leadership della donna era stata già indicata tanto tempo fa... 

Scrive Judith Schubert: "Veri modelli di apostolato fedele, le donne bibliche hanno ispirato non soltanto i membri delle loro comunità, ma anche i cristiani attraverso i secoli. Alcune di loro, di cui è riportato il nome, come Maria di Magdala, hanno avuto la reputazione e la vita marchiate nel corso dei secoli da un giudizio derivante da una lettura errata dei testi del Nuovo Testamento. 

Finalmente, nel ventunesimo secolo, è arrivato il momento di riconoscere tali errori e correggere la lettura sbagliata fatta in passato, affinché tali donne valorose ricevano il giusto riconoscimento e ritrovino il posto che spetta loro nella storia del cristianesimo 

 Judith Schubert è docente di Studi religiosi e Teologia presso la Georgian Court University (New Jersey, Stati Uniti). Dottore in Teologia del Nuovo Testamento presso la Fordham University (New York), è autrice di The Gospel of John. Question by Question e di numerosi articoli e studi di ambito teologico. Fa parte della congregazione delle Suore della Misericordia (Congregation of the Sisters of Mercy).
 


Genere 

(Parole allo specchio)

In questo momento "genere" è divenuta parola pericolosa, attorno alla quale si agitano diversi conflitti. Queste pagine si addentrano nel discorso allo scopo di fare chiarezza là dove la polemica impedisce la lucidità, mostrando da dove proviene questa categoria, a quali domande intende rispondere, quali intenzioni essa racchiuda e, soprattutto, che cosa accade quando la si adopera nelle diverse discipline o contesti. Si scopre così che i pensieri "di genere" non possono essere facilmente scambiati per un invito a dimenticarsi dei corpi, e che sono portatori di una domanda essenziale: 

quali modelli di maschilità e di femminilità abitano la nostra cultura?

Lucia Vantini, nata a Verona il 17/01/1972, dopo la maturità classica ha conseguito la Laurea in Filosofia nel 1995, presso l'Università degli Studi di Verona, con una tesi su Scienza e mistica in Simone Weil, seguita dalla prof. Tommasi. Ha conseguito il Baccellierato in Teologia nel 2007, presso lo Studio Teologico San Zeno di Verona e la Licenza in Teologia nel 2010, presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, con il prof. Sequeri, dal titolo La déclosion di Jean-Luc Nancy: ritorno o fine del religioso?. Ha conseguito il dottorato in Filosofia nel maggio 2013, presso l'Università di Verona, con una tesi dal titolo L'ateismo mistico di Julia Kristeva, in corso di pubblicazione.



Parole a rischio

La Bibbia 

alla prova della storia

Cristina Simonelli e Stella Morra, con una sintonia quasi perfetta, ci declinano una teologia che non solo non disdegna la letteratura, l'arte, lo stupore dei tramonti e le immagini dell'ordinario, ma addirittura ad esse scandalosamente, ereticamente, attingono per narrare un'altra teologia. Quella che non muove dai principi ma dalle piccole cose. Anzi reperisce e rinviene le tracce della presenza di un Dio-amore, di un Dio-vita, di un Dio-pace dalla sapienza delle scritture altre e dall'esperienza altrui, dai sentimenti che ci rendono umani e dalle espressioni che ci rendono simili.


La teologia è libera, 

o non è teologia

Suor Teresa Forcades

Monaca benedettina, laureata in medicina e in teologia fondamentale, saggista nel campo della medicina sociale, della teologia trinitaria e di quella femminista (fra i suoi libri più noti, Los crímenes de las grandes compañias farmaceuticas e La teologia feminista en la historia, editi in spagnolo, e La trinitat, avui, in catalano), suor Teresa Forcades, del Monastero di Montserrat a Barcellona, ha intrecciato studi, vissuti e riflessioni che ne fanno un singolare spirito libero, mai sovrapponibile a una qualsivoglia corrente di pensiero. 

Facile che le sue affermazioni appaiano controverse, su più fronti. Se ne ha un saggio nella recente intervista pubblicata dalla rivista Alandar il 29 agosto scorso e realizzata qualche giorno prima, alla vigilia della conferenza biennale ("La teologia femminista: ascoltare, comprendere e rispondere in un mondo secolare e plurale", Salamanca, 24-28/8) dell'Associazione di Donne Europee in Ricerca Teologica (Eswtr) di cui suor Teresa è vicepresidente.

Del matrimonio omosessuale, per esempio, suor Forcades dice che «non
contraddice in nulla la teologia». «Sono cosciente che l'attuale
Magistero non la pensa così, ma la teologia, come io la capisco nella
sua profondità, non è in contraddizione» con il matrimonio omosessuale.
Alcuni, prosegue, considerano che il punto capitale del matrimonio
cristiano come sacramento «sia la complementarità»: «Ma se diciamo che è
un sacramento è perché è segno dell'amore di Dio. E Padre, Figlio e
Spirito Santo non si completano per niente. Il Padre non dice al Figlio
"sei quello che mi mancava". Non funziona così nella trinità: il Padre
ama gratuitamente, non è che gli manchi qualcosa, e questo è
l'essenziale dell'amore». Perciò, «l'essenziale dell'amore sacramentale,
matrimoniale, cristiano, di coppia è la capacità di riconoscere
nell'altro un tu irriducibile e di trattarlo con rispetto come avviene
fra le tre persone della Trinità».

Non per queste discordanze, però, ha poca stima del magistero, di cui
considera fondamentale la funzione di «unità». «Tutto quello che abbiamo
detto su amore, sacramento, pienezza ha senso in seno a un tutto -
prosegue -, che non è uniforme, è straordinariamente diverso, ma non si
frammenta in ghetti». «Mi sembra importante - aggiunge quindi - che
esista il magistero in quanto funzione di consenso, di unità, in cui le
affermazione che si fanno sul senso della vita siano affermazioni che
non nascono dall'immaginazione peculiare e particolare di un individuo
ispirato, ma che raccolgono tutto un dialogo di secoli con Dio».

Teologa femminista, non condivide un cavallo di battaglia del
femminismo: la Gender theory, in base alla quale è il contesto culturale
a determinare l'identità di genere. «Il patriarcato - sostiene - non è
la società che ha messo gli uomini contro le donne, ma la società che
abbiamo costruito, e che manteniamo ancora oggi, donne e uomini,
fintanto che viviamo la nostra vita adulta in continuità con il modello
della soggettivazione infantile, che ha il riferimento nella figura
della madre. Mi convincono le teorie che sostengono che i bambini e le
bambine hanno un genere; e questo non si deve solo alla cultura», ma al
fatto che «se sono bambino mi vedo distinto dalla madre; se sono
femmina, sono come lei», e «se nell'età adulta vivi ancora con il
referente materno, hai donne che fanno da mamme agli uomini e uomini che
"si lasciano amare" e approfittano di questa situazione». «Questa
prospettiva sottrae le donne al ruolo di vittime», a meno ovviamente di
situazioni concrete di abuso da denunciare. «La forza che crea e
sostiene la società patriarcale non è congiunturale, ma radicata nella
proposta di crescita personale». La società «può aiutare a superare il
modello infantile o può rendere molto difficoltosa questa liberazione».
«La teologia, che è una riflessione su Dio, credo che si allacci molto
bene con la proposta del femminismo perché è esattamente quello che ci
dice il Vangelo: "Lascia il padre e la madre, (...) lascia la famiglia e
guarda a me che sono amore e libertà"». La teologia, perciò, «o è
liberazione o non è teologia. O è femminista - nel senso di una identità
per uomini e per donne a immagine di Dio non incasellata in nessuno
stereotipo - o non è teologia». (eletta cucuzza)

da: Adista Notizie n. 69 del 01/10/2011


Donne e Chiesa

Cosa significa ricostruire oggi la storia della Chiesa con un'ottica di genere? Il volume, per la prima volta nel panorama della storiografica italiana e internazionale, utilizza una metodologia inclusiva per interpretare le dinamiche del mondo cattolico.

Attraverso una differenziata periodizzazione, che va da Gesù di Nazareth ai giorni nostri, raffronta le esperienze maschili e femminili, quasi come in un gioco di specchi, in un molteplice intreccio di livelli e di circolarità all'interno della fitta trama del tessuto spirituale, culturale e politico. Ne emerge un affresco inedito che contrappone gli aspetti legati all'esercizio del potere nella Chiesa con la presenza viva e combattiva delle donne impegnate nei tanti cammini di fede. Lo sguardo retrospettivo su queste vicende interroga il presente e, allo stesso tempo, apre a più coraggiose indicazioni di cambiamento per il futuro.

Adriana Valerio, storica e teologa, insegna Storia del Cristianesimo all'Università di Napoli Federico ii. Già presidente dell'Associazione europea delle teologhe (afert), dirige il progetto internazionale "La Bibbia e le donne". Per Carocci editore ha pubblicato Madri del Concilio. Ventitré donne al Vaticano II (3a rist. 2013)


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