Ecologia integrale
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L'ecologia integrale diventi un nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una "mera cornice" della vita umana.

Non ci sono due crisi separate, una ambientale ed un'altra sociale - scrive il Papa - bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale". Di qui, il richiamo alla "amicizia civica" ed alla solidarietà, sia intra- che inter-generazionale, la cui lesione "provoca danni ambientali". L'ecologia integrale "è inseparabile dalla nozione di bene comune" e ciò implica il compiere scelte solidali sulla base di "una opzione preferenziale per i più poveri". A me pare il punto focale della seconda Enciclica di Papa Francesco, "Laudato si'. Sulla cura della casa comune"; ed è anche il punto di partenza delle mie riflessioni.

Giornata Mondiale del Creato

La Caritas pubblica un dossier sull'"ecologia integrale"

In piena emergenza nazionale per il terremoto nel centro Italia e in occasione della Giornata per la Custodia del Creato, che si celebra oggi, 1° settembre (e in cui cattolici, protestanti, ortodossi e anglicani pregano insieme), Caritas Italiana ha pubblicato il Dossier "Per un'ecologia umana integrale. Salvare il pianeta, salvare i poveri, salvare l'umanità", per riflettere su questi urgenti temi a livello globale.

Il pianeta terra, infatti, è "la casa comune di tutta l'umanità". E, come ricorda Papa Francesco con l'enciclica Laudato si', c'èun legame forte e imprescindibile tra uomo e natura. I tragici eventi che hanno colpito il nostro Paese, accanto alla preghiera e alla mobilitazione solidale ripropongono ora con forza, secondo Caritas, l'organismo pastorale della CEI, il tema della prevenzione e della responsabilità.

"Dal 2008 al 2014 - si legge nel Dossier, che dedica un approfondimento alla situazione in Asia - oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi". Tra le cause che costringono famiglie e comunità ad abbandonare le proprie abitazioni, soprattutto tempeste e alluvioni. Queste hanno rappresentato l'85% delle cause, seguite proprio dai terremoti. Oggi le persone hanno il 60% in più di probabilità di dover abbandonare la propria casa rispetto al 1975. Solo nel 2015, sono 19,2 i milioni di sfollati a causa di disastri naturali in 113 Paesi, con India, Cina e Nepal a detenere il triste primato.

Il Dossier riporta poi esempi di interventi realizzati proprio in Asia e un appello ai leader del G7, che si riuniranno in Italia nel maggio del 2017: accelerare il percorso di ratifica e realizzazione degli impegni assunti con la conferenza sul clima di Parigi, del dicembre 2015 e partire dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell'ONU devono essere il punto di partenza per un percorso di reale cambiamento negli attuali sistemi di vita e di produzione.

«È necessario uno sforzo di ricognizione e di revisione. Ciascuno nel proprio ambito, ma avendo presente la portata globale del compito», dice don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana.

Nei giorni scorsi si è di nuovo recato nei luoghi colpiti dal sisma per ribadire «vicinanza e accompagnamento, ma anche l'impegno della Caritas di restare accanto alle persone per ripartire proprio dalle relazioni e dal tessuto sociale».

Anche il Messaggio dei Vescovi per la 11ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato vuole essere un invito, in questo anno giubilare, a vivere tanto nell'esperienza di fede che nei comportamenti quotidiani, la dimensione della misericordia divina. È necessario dunque, secondo Caritas, l'impegno di tutti per rendere concreta una vera alleanza tra il pianeta e l'umanità: occorre un cambiamento degli stili di vita personali, ma anche un'incisiva azione collettiva, e una vigilanza costante.

Nella stessa direzione va il messaggio di Monsignor Duarte da Cunha, segretario della CCEE, il Consiglio della Conferenze Episcopali d'Europa, che ricorda: "C'è una fragilità insita nel pianeta. L'uomo non è onnipotente. Non possiamo pensare che non ci saranno altri disastri o che altri disastri verranno solo dalla mano dell'uomo. Quello che però possiamo fare e possiamo chiedere al Signore è che tutti i disastri che ci sono nella natura possano avere una risposta anche di solidarietà e di sostegno, per accogliere e abbracciare chi ne è stato colpito e trovare soluzioni per ricostruire un futuro». Importanti infine anche le parole pronunciate dal vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, il quale ha sottolineato, nel corso della messa per le vittime del terremoto celebrata ad Amatrice, che «il terremoto non uccide. Uccidono piuttosto le opere dell'uomo! I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti...».



A un anno da Laudato si':

vitalità di un dibattito

di Simone Morandini (Rivista il Regno 17/06 /2016)

Ripensare la Laudato si' (LS) ad un anno dalla pubblicazione significa per Moraliatornare su un testo che ha solo iniziato a dispiegare la sua forza di interpellazione etica. Un testo cui questa testata aveva dedicato un Dialoghianticipato Aspettando l'enciclica, espressivo di un'attenzione ora confermata da questa uscita.

I diversi contributi esplorano alcune dimensioni dell'enciclica di papa Francesco, dal suo rapporto con la costituzione pastorale Gaudium et spes(Guenzi), alla figura di Dio che essa propone (Benanti), all'unità della terra cui essa orienta (Micallef), alle sue implicazioni ecumeniche (Sgroi), finom a coglierla come parola di pace (Dall'Olio) sulla madre Terra (De Vecchi). Appare chiaro in essi che davvero la LS non ha deluso le attese: sulle reazioni critiche (alcune espresse persino prima della pubblicazione), prevalgono i consensi e un interesse ampio, ben aldilà del mondo cattolico. È interessante, allora, cogliere alcune risonanze - prevalentemente in Italia - entro un processo di recezione troppo vasto per esaurirlo nella brevità di un contributo.

1. Una pluralità di reazioni

Cordiale e positiva la reazione del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, direttamente riconosciuto come una fonte di ispirazione da papa Francesco: la sua risposta coglie in LS l'espressione di una fraternità ecclesiale nella cura della terra. Altrettanto simpatetiche le reazioni del mondo protestante, specie nei soggetti più attenti alla responsabilità per il creato. (1)

Meno scontate le positive reazioni del mondo scientifico internazionale: basti citare il dossier della prestigiosa rivista Nature Climate Change (nel n. 5 del 2015) (2) per comprendere l'attenzione ed il consenso raccolti dall'enciclica. Nella stesso senso in Italia l'ampio e positivo dossier di Ecoscienza (3) (espressione dell'Agenzia di protezione ambientale dell'Emilia Romagna, ma in effetti di rilievo nazionale) con vari interventi di soggetti operanti in campo ambientale. Simpatetica ed articolata la lettura di Paolo Cacciari, (4) figura storica dell'ambientalismo sociale, che pure non manca di sottolineare in LSun residuo di antropocentrismo che - a suo dire - ne costituirebbe un limite. Esprimono invece preoccupazione per la critica del paradigma tecnocraticopresente nel capitolo III - potenzialmente una fonte di rinnovate tensioni tra scienza e fede - alcune figure del mondo scientifico (Pievani, Boncinelli...) intervenute su Avvenire il 15 luglio 2015.

Differenze di posizioni, insomma, nel «mondo laico» italiano; lo evidenzia pure il dibattito su LS aperto dal sito www.doppiozero.com. Il testo d'avvio diFrancesca Rigotti è duramente critico: valuta inadeguata la competenza dell'estensore (se «avesse studiato, forse non parlerebbe con tanta leggerezza della "potenza infinita" del Signore»), ma rivela pure la sua limitata conoscenza del mondo concettuale cui si riferisce; la sua lettura esprime così più precomprensioni circa la posizione etico-sociale cattolica, che una reale percezione della specificità della LS. (5) Toni diversi negli interventi successivi:Michela Dall'Aglio, ad esempio, - nonostante il carattere scherzoso del titolo (Papa Francesco e il pesce Nemo) - esprime serio apprezzamento per «un'enciclica umanistica ed anche politica nel senso originario della parola di gestione della vita in comune». (6)

Emerge qui la funzione di stimolo di LS per un dibattito capace di mettere in discussione storici stereotipi, chiamando mondi diversi ad un dialogo a tutto campo. Significativo in tal senso il testo che - un anno dopo l'enciclica - mette a confronto un ambientalista come Ermete Realacci ed un vescovo attento al sociale come Michele Pennisi.(7)

2. Il mondo ecclesiale

Più difficile dar conto dei numerosissimi testi ed articoli di commento espressi dal mondo cattolico. Vale la pena di segnalare, tra l'altro, che diverse testate - al pari di Moralia - hanno programmato un momento di ripresa dell'enciclica o dei suoi temi a circa un anno di distanza; tra quelle a conoscenza di chi scrive si segnalano, ad esempio, Credere Oggi, Studia Patavina, Studi Ecumenici. Ci limitiamo quindi a indicare alcune accentuazioni di rilievo.

Merita un'attenzione particolare la lettura dell'enciclica proposta da Leonardo Boff (tra gli autori che più sembrano aver ispirato la riflessione di Francesco) che coglie nel testo la forte centralità dell'ecogiustizia. (8) Pregnante anche il contributo di Ugo Sartorio, che evidenzia la dimensione francescana di LS, ma soprattutto la percezione dell'interconnessione. (9) Cristina Simonelli, d'altra parte, esplora la dimensione contestuale dell'enciclica, ma anche la complessità del linguaggio utilizzato per dire la relazionalità e la vulnerabilità condivisa. Un'attenzione sistematica per la LS ha caratterizzato in questi mesi la rivista Aggiornamenti Sociali, con i pregnanti editoriali di Giacomo Costa, ma anche con altri contributi ora accessibili on line. (10)

Più orientato alle pratiche il dossier curato da alcuni Uffici CEI Laudato si': rinnovare l'umano per custodire il creato, teso a favorire una traduzione pastorale dell'enciclica, (11) nella stessa direzione l'iniziativa internazionale, promossa dal Global Catholic Climate Movement, di una «settimana dellaLaudato si'» un anno dopo la sua presentazione, (12) tra i partner, l'italiana FOCSIV.

3. E la teologia?

Tra le molte letture della LS, procede con maggior gradualità, almeno in Italia,l'approfondimento da parte della teologia e dell'etica teologica. Del resto, occorre probabilmente più tempo per metabolizzare appieno il potente ripensamento cui essa orienta, nel segno del Dio amante della vita. Occorre tempo per un equilibrata rimodulazione dell'antropocentrismo, abbandonandone le forme dispotiche ed eccessive, senza smarrire l'attenzione per una singolarità umana che andrà declinata proprio entro unarelazionalità pluridimensionale. Occorre tempo, ma la stessa LS ricorda che il dibattito degli specialisti non può protrarsi all'infinito, dinanzi al «grande deterioramento della nostra casa comune» (n.61).

Non mancano, del resto, gli spunti: chi scrive, ad esempio, ha proposto unaripresa dell'enciclica nel segno della misericordia, (13) in sintonia colMessaggio per la Giornata del creato proposto dalla CEI per questo 2016: «La misericordia del Signore, per ogni essere vivente».(14) L'esplorazione del potenziale di rinnovamento della LS, insomma, è ancora in gran parte dinanzi a noi e speriamo che anche questo Dialoghi di Moralia possa contribuirvi.

Note

1 Cf. le prime reazioni della Federazione mondiale luterana all'indirizzo:https://www.lutheranworld.org/news/lwf-welcomes-pope%E2%80%99s-encouragement-tackle-climate-change. Per il mondo riformato un confronto tra l'enciclica di papa Francesco e la Confessione di Accra del 2004, espressiva di un'analoga posizione sui temi ecosociali all'indirizzo: http://justiceunbound.org/carousel/laudato-si-and-the-accra-confession-in-conversation/.

2 Cf.http://www.nature.com/nclimate/journal/v5/n10/full/nclimate2821.html.

3 Ecoscienza 6 (2015), pp. 18-32.

4 Cf. P. Cacciari, «I significati politici, etici e spirituali dell'"ecologia integrale" di Bergoglio», in Alternative 38(2015).

5 Cf. F. Rigotti, «Risposta alla lettera enciclica Laudato si'», in Doppiozero20.7.2015. L'a. critica i riferimenti a testi magisteriali in quanto «decisamente difficili da reperire al fine di un controllo dei contenuti» (evidentemente non ha mai visitato il sito www.vatican.vacon gli utili strumenti di ricerca).

6 Cf. M. Dall'aglio, «Papa Francesco e il pesce Nemo» in Doppiozero 10.9.2015.

7 Cf. E. Realacci, M. Pennisi, Scelte necessarie. Riflessioni e proposte a un anno dalla Laudato si', Rizzoli, Milano 2016.

8 Cf. L. Boff, «La Magna Charta dell'ecologia integrale: grido della Terra - grido dei poveri»in L.Boff et al., Curare madre terra. Commento all'enciclica Laudato si' di papa Francesco, EMI, Bologna 2015, pp.5-20.

9 Cf. U. Sartorio, Tutto è connesso. Percorsi e temi di ecologia integrale, EMI, Bologna 2015.

10 Cf. G. Costa, P. Foglizzo, «L'ecologia integrale. L'ecologia integrale, come paradigma concettuale e come percorso spirituale, rappresenta il cuore dell'enciclica Laudato si' di papa Francesco», in Aggiornamenti Sociali66(2015)8-9.

11 Cf. «Laudato sì - Speciale enciclica», in Aggiornamenti Sociali 66(2015)8-9.

12 Cf. https://catholicclimatemovement.global/it/.

13 S. Morandini, Un amore più grande del cosmo. Laudato si' per un anno di misericordia, Cittadella, Assisi 2016; cf. anche Id., Laudato si'. Un'enciclica per la terra, Cittadella, Assisi 2015.

14 Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace,Messaggio per l'XI Giornata nazionale per la custodia del creato, 15.5.2016.


L'ecolologia è cattolica

di Enzo Bianchi

La custodia e la salvaguardia del creato sono ormai diventate uno dei temi più presenti nella meditazione dei cristiani, un tema che raccoglie una grande attenzione da parte di tutte le Chiese, attraverso il quale l'ecumenismo trova una possibilità di esercizio in una stagione per molti aspetti non facile.
Già molte volte le Chiese cristiane insieme hanno fatto sentire la loro voce per denunciare «i peccati contro la natura» e per indicare ai cristiani e agli uomini tutti un mutamento nel loro rapporto con la creazione. Certamente potremmo chiederci se questa attenzione al tema non sia giunta in ritardo, sollecitata dal sorgere e dal diffondersi dei movimenti ecologisti, e si potrebbe anche rispondere in modo affermativo, non dimenticando che la teologia - e unitamente a essa l'attenzione ecclesiale - negli anni '50-'70 del secolo scorso privilegiava temi non particolarmente favorevoli a una valutazione positiva della natura: l'interesse infatti andava soprattutto alla storia. Potremmo inoltre denunciare che questo interesse per il tema ecologico sovente appare un tentativo di recupero precipitoso, a volte anche una confessione di mea culpa, talora fatta con poco discernimento, per il peccato di antropocentrismo: va detto infatti che per secoli animali e vegetali sono stati considerati come un mero contesto per la vita dell'uomo, come nient'altro che strumenti al suo servizio.

Ma occorre anche affermare che l'interesse per la creazione, e dunque per il rapporto dell'umanità con essa, è un'istanza della fede biblica. Sì, ci sono «ragioni cristiane» assolute e precise per l'ecologia, ragioni mai separabili dal tema della giustizia e della pace. La tradizione cristiana, infatti, non può e non sa separare giustizia ed ecologia, condivisione della terra e rispetto della terra, attenzione alla vita della natura e cura per la qualità buona della vita umana. Questione sociale e questione ambientale sono due aspetti di un'unica urgenza: contrastare il disordine, la volontà di potenza, far regnare la giustizia, la pace, l'armonia.La Terra è desolata quando viene meno la qualità della vita dell'uomo e della vita del cosmo, e la qualità della vita umana dipende anche dalla vita del cosmo di cui l'uomo fa parte e nel quale è la sua dimora. Nel simbolo niceno-costantinopolitano, luogo privilegiato della fede apostolica e cattolica, la Chiesa confessa: «Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili». Questo primo articolo di fede proclama che la creazione non è opera né del caso né della necessità: essa è frutto della volontà di Dio che ha creato il mondo per amore e nella libertà: come recita il Catechismo della Chiesa cattolica, «il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà».Dio, che non aveva bisogno della creatura, ha fatto posto all'alterità fuori di sé, ha limitato la sua divina onnipotenza e ha creato - non costruito, non fatto, ma fatto uscire dalla sua volontà - l'universo per eccedenza d'amore, «per avere qualcuno di fronte a sé cui fare i suoi doni meravigliosi», come scrive sant'Ireneo di Lione. 

La natura non è divina, Dio non è la natura, c'è alterità tra Dio e la sua opera; d'altro canto la natura non è un puro dato consegnato al dominio dell'uomo. Il mondo non è Dio, ma è di Dio, è creatura che appartiene a Dio ed è data solo in custodia all'uomo, come dono affidato alla sua responsabilità: e l'uomo «a immagine di Dio» deve custodire quel mondo creato nella libertà e per amore da Dio, e da lui dichiarato «bello e buono« (Gen 1,4.10.12) nel suo esistere e nella sua finalità.Ma occorre leggere la creazione non solo a partire dall'Antico Testamento: bisogna leggerla da cristiani anche attraverso il Nuovo Testamento e comprenderla come opera trinitaria, ossia come opera di Dio compiuta attraverso il Figlio e nella potenza dello Spirito santo. Il Figlio di Dio, infatti, è la sapienza, l'architetto (Pr 8,30) attraverso il quale tutto è stato chiamato all'esistenza: «In virtù di lui esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,6). Il Figlio è il «primogenito di ogni creatura» (Col 1,15), è colui attraverso il quale tutto fu fatto (cf. Gv 1,3; Col 1,16-17). Il Figlio è il mediatore di tutta l'opera creazionale, è il fondamento dell'esistenza dell'intero creato. Non si dovrebbe mai dimenticare questa visione cristiana della creazione che la esalta nella sua dignità, nel suo fondamento, nel suo destino. La creazione è stata fatta dal Padre «per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,16), il Figlio; «Tutto ciò che esiste in lui è diventato vita» (Gv 1,3-4), ed è lui «l'erede di tutte le cose create» (Eb 1,2), perché tutte le creature saranno in lui reintestate, ricapitolate (cf. Ef 1,10), affinché «Dio sia tutto in tutti» (1Cor 15,28).
L'universo dunque non è solo opera di Dio, sua creazione, come rivela l'Antico Testamento: esso è abitato dalla presenza di Dio, è destinato alla salvezza e alla gloria, è chiamato alla nuzialità con Dio tramite il Figlio che, fatto uomo, fa abitare nella carne umana creata la pienezza della vita divina! Ma la creazione è anche opera dello Spirito santo, forza operativa del Dio creatore.Quando nell'in-principio Dio creò il cielo e la terra, è attraverso lo Spirito di Dio aleggiante sulle acque (cf. Gen 1,2) e attraverso la Parola uscita dalla sua bocca che tutto venne all'esistenza, sicché il salmista può confessare: «Tu mandi il tuo Spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della Terra» (Sal 104,30). Contro il nulla Dio spira il suo soffio, sul caos fa posare il suo Spirito, con il suo soffio feconda le acque: ed ecco il cosmo, la vita. Ed è sempre lo stesso Spirito divino che dà vita all'argilla plasmata da Dio (cf. Gen 2,7; Gb 33,4), sicché Ireneo di Lione può leggere la creazione dell'uomo come opera delle due sante mani di Dio, la Parola e lo Spirito. Di conseguenza la creazione, come testimonia Paolo, rivela e narra l'eterna potenza, la divinità, le perfezioni invisibili di Dio, e gli uomini possono contemplarle (Rm 1,19-20) e perciò cercare Dio (At 17,27). Questa verità cristiana è di per sé ragione sufficiente per una nostra attenzione, custodia e responsabilità verso la creazione.


PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE 

di Paola Ricci Sindoni[1]

Le grandi questioni di carattere economico, culturale, politico, sociale, ambientale, legate all'ecologia, si ritrovano tutte nell'enciclica di Papa Francesco Laudato si' dedicata - come dice il sottotitolo - alla cura della casa comune. Come si sa infatti, è dagli anni '70 del secolo scorso che si parla a livelli diversi di creare una nuova sensibilità sociale intorno ai grandi disastri che danneggiano il pianeta e, pur con accenti differenti, si sono scritti fiumi di inchiostro, volti a porre l'attenzione sulla necessità di riequilibrare il patto tra uomo e natura e restituire all'ambiente una sua propria dignità, dopo gli scempi causati nel tempo da intere civiltà. C'è da chiedersi al riguardo perché un Papa, come Francesco, il cui pontificato appare segnato da una grande concretezza verso i drammi sociali che sconvolgono la comunità umana, come la fame, la povertà e la violenza, abbia rivolto la sua preoccupazione pastorale alla natura e all'ambiente. Basta comunque iniziare a leggere i ben 246 punti dell'enciclica per rendersi conto che gli usuali temi ecologici subiscono un notevole approfondimento e un significativo cambiamento di rotta. Nei primi anni Settanta Arne Næss aveva dato un importante sviluppo teorico all'ecologia, distinguendo una "ecologia profonda" da una "ecologia superficiale", quella che, ad esempio, si sosteneva con slogan ambientalisti, sentiti da alcune fasce sociali animate da desiderio di rivolta più che da preoccupazioni costruttive. Mancando un quadro di insieme strategico e ancora dipendente da strumenti tecnologici e antropologici, l'ecologia finiva per rappresentare una cultura di élite con scarse o nulle ricadute sul piano politico e sociale. 

L'ecologia profonda - a vedere di Næss - doveva costruire un nuovo impianto teorico e metodico all'impresa ecologica, volta soprattutto a decostruire l'antropologia nella sua pretesa di dominio tecnologico sulla natura con gli strumenti nefasti della ragione strumentale. L'alternativa sembrava ormai inevitabile: o l'uomo si adegua alla natura o la natura continuerà a rivoltarsi contro, in un crescendo di disastri irreversibili. Saranno le successive elaborazioni teoriche della cosiddetta "etica della terra" (Aldo Leopold) a determinare un nuovo orientamento culturale che avrebbe previsto una differente empatia tra uomo e natura, ossia una inedita "comunità biotica", che dall'interno sarebbe stata capace di alimentare nuovi valori morali, volti alla sopravvivenza di tutte le specie viventi, dalle pietre agli animali superiori e inferiori, riunificati intorno ad 

una sacra unità della biosfera. 

Gregory Bateson

Il fascino del biocentrismo, con le varianti dell'animalismo, dell'ambientalismo e dell'ecologismo, spesso intrecciati in forme diverse, nasconde però un rischio che Papa Francesco ha colto con acume e preoccupazione: il destino dell'uomo sulla terra, che la Scrittura sacra e il Magistero, hanno nel tempo costruito e difeso, non poteva essere disatteso e superato, ma rivisto con occhi nuovi, quelli capaci di ritrovare una differente armonia tra natura e cultura, senza che nessuna di queste entità finisse con il disperdersi e con l'annullarsi. Da qui la necessità, così bene impostata nell'enciclica, di ridare nuovo impulso al pensiero ecologico, che desse ragione a tutti i termini della questione senza sacrificarne alcuno; si impone in tal senso il paradigma relazionale, che presentasse come interconnesse sia le problematiche ambientali che quelle umane. Leggiamo il punto 70 della Laudato si': 

Trascurare l'impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli altri, con Dio e con la terra. Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla terra, la Bibbia ci dice che la vita è in pericolo. 

Quasi a dire che si compie lo stesso atto negativo sia ogni volta che si trascura il prossimo, sia ogni volta che si rende la natura un oggetto da manipolare. Non ci sono insomma gerarchie morali ingessate sul predominio dell'uomo, o - per un'azione uguale e contraria - sulla supremazia assoluta e indistinta della natura (come vuole l'ecologia profonda). Occorre al contrario rivedere i nostri rapporti sia umani che naturali, affinché siano sempre più orientati a ricercare il bene di tutti, di tutti gli uomini ed anche di tutta la natura nel suo complesso, composta da esseri animati ed inanimati, tutti comunque raccolti dentro la dimensione costitutiva della "vita". È su questo fondamento che il Papa costruisce la sua ecologia "integrale", il suo pensiero sulla natura oltraggiata, al cui interno anche l'uomo risulta essere annientato e violentato, ogni volta che consideri qualsiasi "altro" da sé solo come uno strumento nelle sue mani. Questo, in sintesi è il messaggio, già presente nelle prime pagine di Genesi, quando Caino uccide il fratello perché è diverso da lui, e quando la natura si rivolta contro tutti quando Noé non viene ascoltato. Non vi sia, dunque, opposizione tra uomo e natura, ma desiderio di rispetto e di integrazione reciproca, al fine di vivere dentro la casa comune dentro relazioni pacificate e rispettose. L'enciclica continua la sua analisi decostruttiva nei riguardi delle inaccettabili pratiche economiche che, per il solo incremento dei mercati finanziari, tende a deturpare la natura e a costruire in modo irrazionale, anche con grave danno della salute umana, come molti disastri ambientali causati da mano umana dimostrano.

L'aspetto che comunque colpisce, leggendo ad esempio il punto 122, è che sono le piccole e usuali azioni di ogni giorno e di ogni persona a contribuire ad un nuovo orientamento ecologico; basti pensare all'uso sconsiderato della carta e della plastica, alla differenziazione dei rifiuti, al cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, così da evitare scarti e cibo da eliminare, allo spegnere le luci inutili ed altro ancora. 

Piccoli gesti quotidiani che devono far mutare mentalità e atteggiamenti, in un percorso che non può che essere di tipo educativo. 

Dobbiamo osare - si dice al punto 20 di Laudato si' - che i disastri ambientali, di cui sono certo responsabili le improvvide politiche nazionali ed internazionali, divengano per ciascuno "una sofferenza personale", dal momento che tutti siamo responsabili del mondo che abitiamo e nessuno può sentirsi escluso, tanto meno il cristiano, nel dover lavorare concretamente per il bene della terra. Accanto al grande tema, dibattuto di recente a Parigi durante il forum mondiale per il riscaldamento del pianeta, il Papa non manca di far riferimento anche alla importante tragedia della cattiva distribuzione dell'acqua, senza la quale milioni di persone sono destinate alla morte, come si legge nel punto 30. Sono - come si sa - le popolazioni più povere, afflitte da malattie e da epidemie, a soffrire la mancanza di questo bene prezioso. 

Per di più l'inquinamento del pianeta tocca non solo la qualità dell'aria, ma anche le falde acquifere con gravi danni anche nei Paesi cosiddetti sviluppati. Ed ancora: la tendenza a fare dell'acqua una merce, attraverso la privatizzazione, calpesta il diritto umano essenziale e universale del suo accesso per la sopravvivenza. Un accorato grido di allarme, quello di Papa Francesco, ma anche di speranza e di fiducia nell'umanità riscattata dal perdono e dalla misericordia; di fronte ai grandi drammi che ci affliggono non serve la rassegnazione e la resa, ma - come spinge a riflettere questa splendida enciclica - occorre recuperare, anche grazie alla fede, una rinnovata energia nel fare e una responsabile vitalità nel porre in atto, a tutti i livelli, ogni possibile rimedio per guarire la nostra terra malata, per restituirla alle nuove generazioni più sana di come l'abbiamo trovata. Una ecologia integrale, dunque, che mette al centro il bene della terra, luogo ospitale per animali, piante, esseri inorganici, montagne e mari, che solo l'uomo ha la grazia e il privilegio di ammirare e di custodire, rendendolo sempre più abitabile.

Da I Quaderni di Scienza & Vita Periodico n. 16 • maggio 2016. www.scienzaevita.org segreteria@scienzaevita.org

[1] * Professore ordinario di Filosofia morale, Università di Messina; presidente nazionale Associazione Scienza & Vita.


Fukuoka 

e l'agricoltura del "lasciar fare"

Nel 1975 venne pubblicato in Giappone, dalla casa editrice Hakujusha, un libro che sarebbe divenuto in seguito il manifesto dell'agricoltura naturale, La rivoluzione del filo di paglia

L'autore, Masanobu Fukuoka ex ricercatore presso la dogana di Yokohama, dopo aver abbandonato l'attività di microbiologo, dedicò il restante tempo della sua vita alla (ri)scoperta di un tipo di agricoltura che nella sua semplicità divenne rivoluzionaria. 

I capisaldi dell'agricoltura naturale sono quattro:

  • - Non arare.
  • - Non fertilizzare.
  • - Non sarchiare.
  • - Non usare pesticidi.

Un contadino esperto nelle pratiche agricole tradizionali, storcerebbe immediatamente il naso e direbbe: "Praticamente non bisogna fare nulla!" Lo stile di vita che conduceva Fukuoka era di una semplicità assoluta: egli si privò totalmente dei comfort moderni, dopo aver scelto la routine rustica della campagna. Non era tanto il raccolto che gli interessava, ma lo stato d'animo dell'agricoltore al termine del ciclo di una coltivazione. 

Fukuoka elaborò il suo sistema attraverso la coltivazione dei cereali, suscitando la curiosità ma anche le invidie dei suoi vicini agricoltori che si vedevano superare in termini di resa agricola, da un vecchietto che spargeva a mano palline di argilla con all'interno semi ed eseguiva la copertura del terreno (come i manti erbosi che ricoprono le praterie), sempre manualmente, con la paglia da grano che normalmente veniva ammucchiata e lasciata decomporsi. Tutto questo senza preoccuparsi minimamente dei trattamenti chimici:

La natura si auto-gestisce. Il terreno arato si impoverisce sempre più, il suolo si degrada a causa della sua coltivazione, mentre se si lascia fare, la terra diventa fertile da sola. Sono i piccoli animali, gli insetti, i microrganismi, le radici delle piante che coltivano la terra invece dell'uomo. Il grano, le verdure, le varie leguminose lavorano la terra con le loro radici che a volte raggiungono la profondità di un metro e anche oltre. La terra si ara, si lavora, si coltiva da sola. Il modo di coltivare della natura è molto più efficace di quello dell'agricoltore. La terra che coltivo non è stata arata da trent'anni, ed è molto più fertile di quella dei contadini miei vicini, che usano prodotti chimici. Io non ho mai fatto uso di quelle sostanze. Spesso vengono dei professori universitari, dei ricercatori e si domandano come mai le coltivazioni non soffrono senza questi prodotti chimici. Il fatto è che si forma un equilibrio ecologico per il quale nessuno degli insetti che compare, anche nuovi, riesce a raggiungere lo stadio nocivo per le piante. da trent'anni non ho usato neanche fertilizzanti chimici, ma al loro posto ci sono la paglia e il trifoglio che fertilizzano la terra al posto dei fertilizzanti chimici. Le erbacce si possono eliminare da sole, cioè facendo il diserbo tramite l'impiego di altre erbe.


La Condizione dell'Infanzia nel Mondo 2016 

Drammatico è il rapporto dell'organizzazione delle Nazioni Unite (29.06.2016) sulla Condizione dell'infanzia nel mondo 2016. Se non verranno prese misure immediate sono 69 milioni i bambini sotto i 5 anni che moriranno da qui al 2030 (data conclusiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) per cause prevenibili, mentre 167 milioni di bambini vivranno in povertà, 750 milioni bambine saranno date in spose contro la loro volontà e più di 60 milioni di bambini saranno esclusi dalla scuola primaria.

  • Molti progressi sono già stati fatti: il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, dal 1990, è più che dimezzato e in Paesi come Etiopia, Liberia, Malawi e Niger è sceso di oltre due terzi; in 129 paesi un eguale numero di bambini e bambine frequentano la scuola primaria e, rispetto al 1990, a livello globale, il numero delle persone che vivono in povertà estrema si è ridotto quasi della metà. Il numero di morti tra le madri è diminuito del 43%; il numero annuale di morti di bambini sotto i 5 anni per polmonite, diarrea, malaria, sepsi, pertosse, tetano, meningite, morbillo e Aids è diminuito da 5,4 milioni nel 2000 a 2,5 milioni nel 2015. I programmi per le vaccinazioni hanno portato ad una diminuzione di circa l'80% dei decessi per morbillo tra il 2000 e il 2014, prevenendo così la morte di circa 1,7 milioni di bambini.
    • Ma questo progresso non è ancora equo. 
  • I bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità, rispetto a quelli più ricchi, di morire prima del loro quinto compleanno e di soffrire di malnutrizione cronica. Attualmente un bambino nato in Sierra Leone ha probabilità 30 volte maggiori di morire prima dei 5 anni rispetto ad un bambino nato nel Regno Unito. Nell'Africa Subsahariana le donne corrono un rischio di mortalità materna pari a 1 su 36, mentre nei Paesi ad alto reddito è pari a 1 su 3.300. In molte aree dell'Asia del Sud e dell'Africa Sub sahariana, un bambino che nasce da un madre non istruita ha circa 3 probabilità in più di morire prima del quinto compleanno rispetto a un bambino nato da una madre con un livello di istruzione secondaria. Le ragazze delle famiglie più povere hanno il doppio delle probabilità di essere sposate da bambine rispetto alle ragazze di famiglie più benestanti. La zona del mondo più difficile per i bambini inoltre è quella dell'Africa Sub Sahariana, dove almeno 247 milioni di bambini - 2 su 3 - vivono in condizioni di povertà multidimensionale, privati di ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e svilupparsi, e dove circa il 60% dei giovani tra i 20 e i 24 anni, che appartiene al quinto più povero della popolazione, ha meno di quattro anni di scuola alle spalle. Se non si cercherà di introdurre politiche adeguate, entro il 2030, è nell'Africa sub Sahariana che si verificheranno la metà delle morti prevenibili di bambini al mondo ed è qui che vivrà la metà dei minori esclusi dalle scuole primarie, mentre 9 bambini su 10 si troveranno a crescere in condizioni di povertà estrema.

World Humanitarian Summit 2016

già da archiviare?

Mentre Papa Francesco, all'Angelus, nella Festa della Santissima Trinità, dedicava una preghiera speciale per l'avvio a Istanbul del primo World Humanitarian Summit (il Vaticano era presente con una delegazione presieduta dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin), Medici Senza Frontiere decideva di non partecipare al vertice. Eppure  aveva svolto un lavoro preparatorio di 18 mesi.

Secretary-General Ban Ki-moon con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan alla cerimonia di chiusura del primo World Humanitarian Summit di Istanbul.

"L'anno scorso 75 ospedali gestiti o supportati da Msf sono stati bombardati. È accaduto in violazione delle più basilari regole della guerra, che garantiscono lo status di protezione alle strutture mediche e ai loro pazienti, senza considerare se i pazienti siano civili o combattenti feriti. Al di là degli ospedali, i civili vengono feriti e uccisi dalla condotta indiscriminata delle guerre in Siria, Yemen, Sud Sudan, Afghanistan e altri paesi. Speravamo che il WHS avrebbe previsto istanze come l'accesso e la protezione, rafforzando il ruolo degli aiuti umanitari indipendenti e imparziali, e ponendo particolare attenzione alla necessità di migliorare la risposta alle emergenze. Purtroppo non l'ha fatto e si è concentrato invece sull' ambizione di aiutare in modo diverso ed estinguere i bisogni, belle parole che minacciano di dissolvere l'assistenza umanitaria in agende più ampie fatte di sviluppo, peace-building e politica.

 


MANIFESTO DEI GIOVANI DELLA GMG 2016 PER UN'ECOLOGIA INTEGRALE 

1. Per una rinnovata alleanza tra l'umanità e l'ambiente 

Noi, giovani della GMG di Cracovia, facciamo nostro l'appello che Papa Francesco ha lanciato al mondo con l'enciclica Laudato si': come è possibile pretendere di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi? (LS 13). La sfida ecologica che viviamo e le sue implicazioni umane riguardano tutti, ma toccano soprattutto noi giovani! Quello che sta accadendo alla nostra "casa comune" non ci è indifferente, perché stime e analisi scientifiche di grande serietà convergono nel denunciare la gravità del degrado dei sistemi naturali di cui gli esseri umani hanno bisogno per vivere. La terra grida per il male provocato dall'uso irresponsabile ed egoista dei doni di Dio: da una parte abbiamo inquinamento massivo, proliferazione dei rifiuti, scarsità d'acqua potabile, perdita di biodiversità ed emergenza climatica; dall'altra registriamo il crescente deterioramento della qualità della vita umana di tanti fratelli, poiché l'inequità planetaria produce anche degrado sociale e cultura dello scarto. 

Noi crediamo che, di fronte al deterioramento globale dell'ambiente, ciò che è più necessario sia la "trasformazione del cuore" (LS 218). Se si vuole veramente costruire un'ecologia integrale, che permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, non sono infatti sufficienti soluzioni di carattere scientifico, tecnico o politico: servono la saggezza, la forza e la speranza che scaturiscono da una visione rinnovata del rapporto tra umanità e ambiente. Il "Vangelo della creazione"contenuto nella Bibbia - ma anche la sapienza di altre tradizioni e religioni - ci invita a guardare il mondo come a un giardino da "coltivare e custodire" (Gen 2,15) e l'ambiente come "un bene collettivo da proteggere, curare, preservare. Ciò implica una relazione di reciprocità tra essere umano e natura" (LS 67), insieme alla destinazione comune dei beni della terra. Pensiamo che la cura del mondo riguardi anche il patrimonio storico, artistico e culturale e richieda perciò "il costante protagonismo degli attori sociali locali a partire dalla loro propria cultura" (LS 144), a promuovere il lavoro come una via di responsabilità, di impegno per lo sviluppo e di costruzione del futuro, contrastando la tendenza a imporre "uno stile egemonico di vita legato a un modello di produzione". 

2. Ci impegniamo, insieme a tutti i giovani 

Siamo convinti, con papa Francesco, che ciascuno possa e debba fare qualcosa. Per questo vogliamo prima di tutto assumerci degli impegni concreti, per continuare l'esperienza gioiosa della GMG e riportarla nei luoghi della nostra vita quotidiana. 

• Ci impegniamo a rinnovare il dialogo ad ogni livello: abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, come insegna l'enciclica che è rivolta a ogni persona che abita il pianeta, per prendere coscienza dei problemi "in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde" (LS 15), "ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità" (LS 14). Ci impegniamo in particolare a coltivare la relazione tra scienza e religione, nella convinzione che i rispettivi, diversi approcci alla realtà possano entrare in un rapporto intenso e produttivo (LS 62). • Ci impegniamo a intraprendere una conversione ecologica come fraternità verso le creature, "tra cui c'è la nostra oppressa e devastata terra, che costituisce la nostra casa comune, con la quale condividiamo l'esistenza, e che è come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia" (LS 1); • Ci impegniamo a cercare le vie per un "prudente sviluppo del creato" (LS 124), convinti che "Il Signore della vita [...] non ci lascia mai soli [...] e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade" (LS 245). • Ci impegniamo a sperimentare e realizzare un'ecologia integrale, costruendo reti comunitarie, capaci di far crescere la cultura della solidarietà con "semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell'egoismo" (LS 230); • Ci impegniamo ad adottare un diverso stile di vita, più sobrio e più aperto allo stupore e alla meraviglia per il creato, sull'esempio di San Francesco d'Assisi, "un mistico e un pellegrino che ha vissuto in modo inseparabile la sua preoccupazione per la natura, la semplicità generosa verso i più poveri, l'impegno nella società e la pace interiore" (LS 10). • Ci impegniamo a riconoscere e tutelare la peculiare dignità dell'essere umano, diventando strumenti di riconciliazione e superando frustrazioni, rassegnazione e disinteresse. 

3. Chiediamo ai potenti della terra 

Ci sentiamo in dovere e in diritto anche di sollecitare i governanti, i media, gli imprenditori e le organizzazioni internazionali a fare con coraggio e decisione la propria parte. 

• Invitiamo i governanti, le organizzazioni internazionali e il mondo imprenditoriale a cercare insieme a noi giovani altri modi - più equi e sostenibili - di gestire l'economia e perseguire lo sviluppo e "a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro per tutti" (CIV 32). 

• Chiediamo a tutti coloro che hanno cariche politiche e amministrative di riconoscere il senso umano dell'ecologia e il valore proprio di ogni creatura, perché questo è l'inizio della giustizia tra le generazioni e il principio del bene comune. 

• Domandiamo ai governi e alle imprese di rinunciare allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e di agire in modo responsabile a tutela della casa comune senza cedere alla dittatura del tornaconto immediato. Il creato è un dono da custodire. Altri ce l'hanno consegnato e noi abbiamo la responsabilità di trasmettere a chi verrà dopo di noi. 

• Ci appelliamo a tutti gli uomini di buona volontà perché si facciano promotori di grandi percorsi di dialogo sull'ambiente nella politica internazionale: dibattiti sinceri e onesti a cui seguano, nelle politiche nazionali e locali, azioni tempestive ed efficaci di salvaguardia del pianeta. Servono buoni accordi globali che devono poi essere onorati sul piano giuridico, politico ed economico. 

• Vogliamo un'informazione completa e processi decisionali trasparenti riguardo agli interventi sulle risorse naturali, alle tecnoscienze e alla difesa del lavoro, perché possiamo essere consapevoli di ciò che accade, per appoggiare le buone prassi e per lottare contro gli interessi dei gruppi di potere che distruggono irrazionalmente le fonti di vita (cfr. LS 107, 135). 

Cracovia, 25 luglio 2016


STATUTO DEL DICASTERO
PER IL SERVIZIO DELLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE

Articolo 1

Nome

§1. Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale assume la sollecitudine della Santa Sede per quanto riguarda la giustizia e la pace, incluse le questioni relative alle migrazioni, la salute, le opere di carità e la cura del creato.

§2. Il Dicastero promuove lo sviluppo umano integrale alla luce del Vangelo e nel solco della dottrina sociale della Chiesa. A tal fine, esso intrattiene relazioni con le Conferenze Episcopali, offrendo la sua collaborazione affinché siano promossi i valori concernenti la giustizia, la pace, nonché la cura del creato.

§3. Il Dicastero esprime pure la sollecitudine del Sommo Pontefice verso l'umanità sofferente, tra cui i bisognosi, i malati e gli esclusi, e segue con la dovuta attenzione le questioni attinenti alle necessità di quanti sono costretti ad abbandonare la propria patria o ne sono privi, gli emarginati, le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime delle forme contemporanee di schiavitù e di tortura e le altre persone la cui dignità è a rischio.

§4. Una Sezione del Dicastero si occupa specificamente di quanto concerne i profughi e migranti. Questa sezione è posta ad tempus sotto la guida del Sommo Pontefice che la esercita nei modi che ritiene opportuni.

[...]

Articolo 3

Compito, missione, attività

§1. Il Dicastero approfondisce la dottrina sociale della Chiesa e si adopera affinché essa sia largamente diffusa e tradotta in pratica e i rapporti sociali, economici e politici siano sempre più permeati dallo spirito del Vangelo.

§2. Raccoglie notizie e risultati di indagini circa la giustizia e la pace, il progresso dei popoli, la promozione e la tutela della dignità e dei diritti umani, specialmente, ad esempio, quelli attinenti il lavoro, incluso quello minorile, il fenomeno delle migrazioni e lo sfruttamento dei migranti, il commercio di vite umane, la riduzione in schiavitù, la carcerazione, la tortura e la pena di morte, il disarmo o la questione degli armamenti nonché i conflitti armati e le loro conseguenze sulla popolazione civile e sull'ambiente naturale (diritto umanitario). Valuta questi dati e rende partecipi gli organismi episcopali delle conclusioni che ne trae, perché essi, secondo opportunità, intervengano direttamente.

§3. Il Dicastero si adopera perché nelle Chiese locali sia offerta un'efficace e appropriata assistenza materiale e spirituale - se necessario anche mediante opportune strutture pastorali - agli ammalati, ai profughi, agli esuli, ai migranti, agli apolidi, ai circensi, ai nomadi e agli itineranti.

§4. Il Dicastero favorisce e coordina le iniziative delle istituzioni cattoliche che s'impegnano per il rispetto della dignità di ogni persona e l'affermazione dei valori della giustizia e della pace e nell'aiuto ai popoli che sono nell'indigenza, specialmente quelle che prestano soccorso alle loro più urgenti necessità e calamità.

§5. Nell'adempimento della sua missione, il Dicastero può intrattenere relazioni con associazioni, istituti e organizzazioni non governative, anche al di fuori della Chiesa cattolica, impegnate nella promozione della giustizia e della pace. Esso può altresì entrare in dialogo con rappresentanti dei Governi civili e di altri soggetti di diritto internazionale pubblico, ai fini di studio, approfondimento e sensibilizzazione sulle materie di sua competenza e nel rispetto delle competenze degli altri organismi della Curia Romana.

§6. Il Dicastero s'impegna affinché cresca tra i popoli la sensibilità per la pace, l'impegno per la giustizia e la solidarietà verso le persone più vulnerabili, come i migranti e profughi, specialmente in occasione della Giornata Mondiale della Pace, la Giornata Mondiale delle Migrazioni e la Giornata Mondiale del Malato.

relazioni con gli Stati e con gli altri soggetti di diritto pubblico internazionale.

[...]

Il presente Statuto viene approvato ad experimentum. Ordino che sia promulgato tramite pubblicazione su L'Osservatore Romano e quindi pubblicato sugli Acta Apostolicae Sedis, entrando in vigore il 1° gennaio 2017. A partire da tale data cesseranno dalle proprie funzioni e sono da considerarsi soppressi il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Pontificio Consiglio "Cor Unum", ilPontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, essendo parimenti abrogati gli articoli 142-153 della Costituzione apostolica Pastor Bonus.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 17 agosto 2016

FRANCESCO

L'ENCICLICA "LAUDATO SI" 
E L'ECOLOGIA INTEGRALE 
IN DON LUIGI STURZO

  • Il cuore della proposta dell'enciclica "Laudato si" di papa Francesco, che si inserisce nel solco delle grandi encicliche sociali, è quella di una è l'ecologia integrale come nuovo paradigma di giustizia , che comprenda le dimensioni umane e sociali, inscindibilmente legate con la questione ambientale, che costituisce parte integrante del processo di sviluppo, che presuppone un miglioramento integrale nella qualità della vita umana, che ha come chiave l'amore sociale(138-155). Si tratta di cercare soluzioni che richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura. La prospettiva integrale mette in gioco anche una ecologia delle istituzioni, il cui stato di salute comporta conseguenze per l'ambiente e per la qualità della vita umana. Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale di un popolo di cui bisogna prendersi cura (143-144). L'amore per la società e l'impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche «macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici» (156). L'ecologia umana implica la necessaria relazione della vita dell'essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso. Questa ecologia integrale «è inseparabile dalla nozione di bene comune», che svolge un ruolo centrale e unificante nell'etica sociale, da intendersi in maniera concreta, attraverso scelte solidali sulla base di «una opzione preferenziale per i più poveri» (158) e un riferimento alle generazioni future (159).

Questi principi di etica sociale caratterizzano il pensiero e l'azione di don Luigi Sturzo, che concepì la sua attività sociale e politica come esigenza e manifestazione dell'amore cristiano strettamente collegato con la giustizia ,considerato non come un valore astratto ,ma come il principio ispiratore dell'azione concreta. Egli sentì come una sua missione quella di introdurre nella vita pubblica la carità , non può ridursi solo alla beneficenza , ma deve essere l'anima della riforma della moderna società democratica nelle quale le persone sono chiamate a partecipare responsabilmente alla vita sociale per realizzare il bene comune. L'amore di Sturzo per i poveri non è un epidermico sentimento di filantropia, ne dettato da un superficiale sentimentalismo, ma è un amore consapevolmente cristiano che è fondato come scrive lo stesso Sturzo: sulla "fratellanza comune per la divina paternità". Per Sturzo la tutela dell'ambiente, che comprende anche le opere realizzate dall'uomo (monumenti, chiese, strade, infrastrutture urbanistiche) e le tradizioni di un popolo che vive in un territorio, è collegata con uno sviluppo economico orientato verso il bene comune . 

Scrivendo al presidente del congresso nazionale di silvicoltura tenutosi all'Aquila nell'ottobre del 1948, affermava: 

«È proprio necessario in questo paese devastato dalla guerra ridestare l'amore e il culto della montagna, la montagna vivificata dall'albero, resa salda e feconda dai folti boschi».

  • Sturzo nel processo di ricostruzione post-bellica da molta importanza al rispetto per la montagna e le foreste per le quali parla con una terminologia di sapore quasi religioso di "amore" e di "culto". Nel sottofondo del ragionamento sturziano c'è una visione religiosa che guarda la futuro e non si aspetta tutto e subito. Non c'è l'idillio di chi vuole lasciare la natura intatta e incontaminata dall'intervento umano, ma proposte razionali per aumentare la superficie coltivabile, il valore produttivo dei terreni, la utilizzazione ottimale delle acque ad uso agricolo o industriale. Egli riteneva possibile uno sviluppo industriale equilibrato, complementare con quello agricolo, forestale, fluviale, montano. Per Sturzo il problema ambientale era innanzitutto di natura culturale: 
    • «La verità è - scriveva nel 1951 - che manca in Italia una coscienza forestale nella generalità dei cittadini, che gridano solo quando avvengono disastri [...]; sia presso gli abitanti delle zone compromesse; sia ancora di più presso gli abitanti in prossimità dei boschi, che contribuiscono all'abbattimento abusivo degli alberi e alla coltivazione di terreni che dovrebbero essere sottoposti al vincolo forestale.». 
  • Per porre rimedio a questo stato di cose per Sturzo non bastava una generica educazione al rispetto della natura, ma era necessario rendere ragionevole l'importanza della salvaguardia e l'incremento del patrimonio forestale facendone vedere l'utilità pratica in campo economico e sociale. In un articolo del 1957 scriveva:
    • " L'albero è amato solo a parole. Di fatto è bistrattato e sfruttato da tutti. L'albero deve essere sempre guardato come una promessa per il futuro. L'albero da frutta vi fa aspettare alcuni anni. L'albero da legno vi fa aspettare ancora di più. L'albero di protezione vi fa aspettare sempre perché serve e non si vede a che cosa serve solo quando non c'è più. Ma l'uomo non ha pazienza; l'albero fa aspettare troppo, mentre l'orto e il campo di grano fanno aspettare pochi mesi. Ma chi non sa che per avere l'orto e il campo, si deve pur avere l'albero che riveste le montagne, che sistema le acque, che rinsalda le zone franose, che corregge i margini dei fiumi?"

Tratto dall'articolo di S. Ecc. Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale (Italia) e Membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace 


LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 

PER L'ISTITUZIONE DELLA 

"GIORNATA MONDIALE 

DI PREGHIERA 

PER LA CURA DEL CREATO"

1° SETTEMBRE

Ai Venerati Fratelli

Cardinale Peter Kodwo Appiah TURKSON Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

Cardinale Kurt KOCH Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

Condividendo con l'amato fratello il Patriarca Ecumenico Bartolomeo le preoccupazioni per il futuro del creato (cfr Lett. Enc. Laudato si', 7-9), ed accogliendo il suggerimento del suo rappresentante, il Metropolita Ioannis di Pergamo, intervenuto alla presentazione dell'Enciclica Laudato si' sulla cura della casa comune, desidero comunicarvi che ho deciso di istituire anche nella Chiesa Cattolica la "Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato", che, a partire dall'anno corrente, sarà celebrata il 1° settembre, così come già da tempo avviene nella Chiesa Ortodossa. Come cristiani vogliamo offrire il nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l'umanità sta vivendo. Per questo dobbiamo prima di tutto attingere dal nostro ricco patrimonio spirituale le motivazioni che alimentano la passione per la cura del creato, ricordando sempre che per i credenti in Gesù Cristo, Verbo di Dio fattosi uomo per noi, «la spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che li circonda» (ibid., 216). La crisi ecologica ci chiama dunque ad una profonda conversione spirituale: i cristiani sono chiamati ad una «conversione ecologica che comporta il lasciare emergere tutte le conseguenze dell'incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda» (ibid., 217). Infatti, «vivere la vocazione di essere custodi dell'opera di Dio è parte essenziale di un'esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell'esperienza cristiana» (ibid). 

L'annuale Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato offrirà ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l'opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo. La celebrazione della Giornata, nella stessa data, con la Chiesa Ortodossa sarà un'occasione proficua per testimoniare la nostra crescente comunione con i fratelli ortodossi. Viviamo in un tempo in cui tutti i cristiani affrontano identiche ed importanti sfide, alle quali, per risultare più credibili ed efficaci, dobbiamo dare risposte comuni. Per questo, è mio auspicio che tale Giornata possa coinvolgere, in qualche modo, anche altre Chiese e Comunità ecclesiali ed essere celebrata in sintonia con le iniziative che il Consiglio Ecumenico delle Chiese promuove su questo tema [...] 

Mentre auspico la più ampia collaborazione per il migliore avvio e sviluppo della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, invoco l'intercessione della Madre di Dio Maria Santissima e di san Francesco d'Assisi, il cui Cantico delle Creature ispira tanti uomini e donne di buona volontà a vivere nella lode del Creatore e nel rispetto del creato. Avvalora questi voti la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a voi, Signori Cardinali, e a quanti collaborano nel vostro ministero.

Dal Vaticano, 6 agosto 2015

Festa della Trasfigurazione del Signore

FRANCISCUS


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